lunedì 16 marzo 2015

31 gennaio - B. LUDOVICA ALBERTONI Patrona dell'Ofs romano, Terziaria francescana


31 gennaio
B. LUDOVICA ALBERTONI
Madre, vedova e Terziaria francescana
Patrona dell'OFS Romano
Co-patrona della Città di Roma

Roma, 1447 - 1533

 

Ludovica Albertoni macque a Roma da Stefano e da Lucrezia Tebaldi, entrambi di nobili e facoltose famiglie romane. Rimasta orfana del padre, a due anni fu affidata, per le seconde nozze della madre, alle cure dei parenti più prossimi. Dopo un'adolescenza occupata dal sentimento e dalla pratica religiosa, l'Albertoni sposò, nel 1494, il nobiluomo romano Giacomo Della Cetera, dal quale ebbe tre figlie. Mortole il marito nel 1506, subì non poche angherie da parte dei parenti per questioni di denaro e di eredità.
Fu in questo periodo, forse nel 1507, che Ludovica si fece terziaria francescana e cominciò a frequentare con particolare devozione la chiesa e il convento di S. Francesco a Ripa in Trastevere, stringendo rapporti con quei religiosi, che predicavano un'esperienza ed una pratica di vita cristiana molto austera e operavano in quello spirito di riforma che veniva alla luce, in quegli anni, in alcuni ambienti cattolici. In occasione del Sacco di Roma del 1527 l'A., che riuscì a trovar ricovero presso il cardinale Colonna a palazzo della Cancelleria, si dimostrò particolarmente forte e caritatevole nel soccorrere i suoi concittadini più disgraziati.
Morì di febbri -- nel giorno da lei predetto, dice l'agiografia -- il 31 genn. 1533.
Fu sepolta in una cappella a lei dedicata nella chiesa di S. Francesco a Ripa e la sua memoria divenne oggetto di particolare culto da parte dei discendenti e dei Romani del quartiere trasteverino. La causa di beatificazione, iniziata dalla S. Congregazione dei Riti, si concluse positivamente durante il pontificato di Clemente X (il 28 genn. 1671). Nel 1675 i resti della beata vennero posti in un nuovo sarcofago monumentale, una delle ultime opere di Gian Lorenzo Bernini, sempre nella chiesa di S. Francesco a Ripa. (Alberto Merola)


Martirologio Romano: A Roma, beata Ludovica Albertoni, che, dopo avere educato cristianamente i figli, alla morte del marito, entrata nel Terz’Ordine di San Francesco, portò aiuto ai poveri, scegliendo di divenire da ricca poverissima.

Martirologio Francescano: A Roma la Beata Ludovica Albertoni, Vedova Romana del Terz'Ordine, illustre per vita e per miracoli, il cui culto fu approvato dal Sommo Pontefice Clemente X (1503).
 




VITA DELLA BEATA LUDOVICA ALBERTONI
di Maria Mannu, ofs

La famiglia di appartenenza della Beata Ludovica era chiamata semplicemente Albertoni, oppure Piermattei Albertoni ed ancora Paluzzi Piermattei Albertoni: una famiglia di antica nobiltà, conosciuta nell'ambiente romano fin dal secolo X, nota durante il pontificato di Gregorio VII e ancor più considerata nel secolo XV, allorché uno degli Albertoni-Paluzzo, tenne il governo di Roma per qualche tempo (dopo la morte di re Ladislao nel 1414). Infine quando Antonio Albertoni fu chiamato a far parte della scorta d'onore che accompagnava Lucrezia Borgia a Ferrara in occasione delle sue nozze con Alfonso d'Este.

Si trattava di un ambiente raffinato e colto, in relazione con alti personaggi, celebri per cultura e censo, ambiente in seno al quale si stabilivano legami di amicizia e spesso anche di parentela, dettati anche da motivi di interesse o di antica tradizione, fra le famiglie più in vista: i Tebaldi, "considerati gli ottimati del rione S. Eustacchio"(cfr. Buoncompagni, "Roma nel Rinascimento", vol. IV, cap. VI), i Colonna, gli Orsini, il cardinale Scarampi e, fra gli altri, gli Albertoni, che possedevano ricchi fondi e ampie dimore in varie zone di Roma e che avevano scelto per propria sede la casa situata nel rione Campitelli, in corrispondenza dell'attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria in Campitelli che, nelle sue strutture, conserva un muro dell'antica dimora, collocato nella prima cappella a sinistra e precisamente nella cappella di San Giuseppe dove la Beata è rappresentata nell'atto di tendere le braccia per accogliere il Bambino Gesù che S. Giuseppe le porge sotto il materno sguardo di Maria.

Nella prima cappella a destra si conserva invece il fonte battesimale dove Ludovica ricevette il sacramento del Battesimo. Veneratissima più avanti, sempre sulla destra, I'immagine di Santa Maria in Portico testimone del grande amore alla Vergine Maria di questa eletta creatura. Dal matrimonio tra Stefano Albertoni e Lucrezia Ludovica Tebaldi, avvenuto nel 1470, nacquero due figlie, Laura e Ludovica (la seconda nel 1473).

Dell'infanzia della Beata sappiamo soltanto che fu cosparsa di gravissimi lutti e che registrò una sconfortante carenza affettiva, per la morte del padre quando aveva appena tre anni e poco dopo da quella di stretti familiari, tra i quali la nonna paterna Perna Della Valle, che amorevolmente si era presa cura delle nipotine. Il vuoto si fece ancor più ampio e profondo, quando la giovane e bella madre, vedova da poco, passò a nuove nozze, scomparendo dall' orizzonte della famiglia degli Albertoni

Anche la giovinezza di Ludovica trascorse nella pace della dimora nel rione Campitelli, dove, nonostante il costante sconforto per la privazione dei genitori e dei nonni, fu comunque circondata di cure affettuose da parte dei parenti preoccupati soprattutto di farne una nobildonna degna del suo rango e di maritarla adeguatamente. Gli anni intanto trascorrevano  tra impegni di formazione culturale e di vita di società, sempre improntati ad una forma di moralità che non ammette eccezioni. Divenne una giovane donna molto bella, anzi di "eccessiva beltà", della quale un anonimo scrittore dice: ".....splendevano in lei, coi pregi della gioventù, le esimie doti e della grazia e delle sue virtù naturali, tanto che da parecchi che la ammiravano fu desiderata in sposa". La sua radicata onestà unita ad esimie virtù sono particolarmente apprezzabili se si pensa che ella visse nei corrotti anni del pontificato di Alessandro VI.

Il matrimonio con il nobile Trasteverino Giacomo della Cetera fu deciso dai parenti, nel 1493, senza tener conto delle aspirazioni di Ludovica la quale, a causa della sua giovane età e della dipendenza dai parenti, non poté far prevalere la sua volontà e pertanto accettò. Il matrimonio si rivelò difficile e tormentato e, nonostante la nascita di tre figlie, Camilla, Silvia e Antonina, non portò felicità agli sposi. Fu comunque un legame breve, poiché Giacomo, ammalatosi gravemente, morì nel 1506, lasciando la famiglia in disastrose condizioni economiche. Ludovica, che aveva vissuto la vita coniugale con singolare virtù e pazienza, non si lasciò sopraffare dalle avversità e accettò con fede ogni prova, perfino la morte della primogenita Camilla, nonché i contrasti con i parenti del marito che le contestavano diritti e mezzi di sussistenza.

Affrontò ogni prova con coraggio, competenza, determinazione per tutelare i diritti delle figlie, come era suo dovere di madre, anche se in cuor suo era distaccata da ogni brama di beni materiali e da qualsiasi desiderio di possesso. Inoltre, per senso di autentica giustizia, non accettava i soprusi maschili nei confronti delle donne. Fu modernissima e quasi un'eccezione per quei tempi la sua lotta per tutelare i legittimi diritti del sesso femminile.

Risolti i problemi materiali ed accasate le figlie Silvia e Antonina con persone degne del loro rango, nel rispetto dei loro desideri, Ludovica poté finalmente abbracciare la forma di vita evangelica per conquistarsi la nobiltà e tra signorilità dello spirito seguendo le orme di Cristo povero e crocifisso.

Volle camminare sulla via della povertà e dell'umiltà per aderire pienamente ad un habitus mentale e spirituale che le conferiva il giusto atteggiamento e comportamento di vera figlia di San Francesco d'Assisi, professando la regola del Terzo Ordine in San Francesco a Ripa, ove fu ricevuta dal Guardiano, probabilmente nel 1506.

L'opzione per i poveri divenne lo scopo principale della sua vita, come leggiamo nell'opera del P. Celso Luigi Cipriani "La Beata Ludovica Albertoni" Roma 1973: "Gli amici suoi cari erano i peccatori, i poveri, i carcerati, i malati, le giovani in pericolo di perdere I'onestà. La sua mirabile carità si manifestò in tutta la sua intensità dopo il doloroso "Sacco di Roma", quando la situazione della Città sembrava disperata. Fu in quelle circostanze terribili che la sua carità divenne qualcosa di tanto grande da apparire simile ad una fiaba: aveva rinunciato perfino ad una dimora stabile, agli abiti lussuosi, ai tanti agi cui era stata abituata per diventare la "madre dei poveri, degli afflitti, dei diseredati".

Fu indubbiamente quello il periodo più bello della sua vita, perché pervaso da una ricchezza nuova, quella che richiama lo spirito delle Beatitudini, quella che abbraccia la carità fattiva che si concretizza in autentiche opere miranti al bene ed alla dignità comuni e il costante incontro con Dio in preghiera assorta, in meditazione sul mistero dell'Amore divino, sulla Passione, sulla misericordia infinita del Creatore.

Sulla nobiltà del casato va prevalendo progressivamente quella dello spirito sempre più affinato e sensibile al divino progetto di salvezza nel quale sono inclusi tutti gli uomini. La signorilità dei comportamenti nell'alta società si trasforma sempre più profondamente in signorilità evangelica: quella che esprime sentimenti e comportamenti di rispetto e di fínezza nei confronti di tutte le creature, a qualsiasi ceto sociale esse appartengano, e si estende a tutto il creato.

La signorilità evangelica sa spalancare il cuore a tutti con sincerità e costruttività di intenti, sa parlare a tutti con garbo, affabilità, dolcezza, comprensione, tolleranza, con ricchezza e validità di contenuti che spesso riescono ad elevare e trasformare le Persone. La signorilità evangelica sa rivolgersi, con particolare delicatezza ed amore alle masse dei poveri, degli ignoranti, degli ammalati, degli emarginati concretizzandosi in incoraggiamento, conforto, aiuti materiali, ma soprattutto in lotta coraggiosa per la giustizia morale e sociale: il volto di una città trova la sua espressione positiva solo quando ogni cittadino conquista la sua dignità uscendo dalf ignorartza e dall'indigenza. Questa era la Roma per la quale la Beata si impegnava e lottava; per questo il Comune di Roma ha voluto onorare la sua grande Figlia nella cappella del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, dove Ella è raffigurata fra i santi romani Alessio, Cecilia, Eustacchio, nell'opera di Giandomenico Romanelli.

Significativa la lapide posta sotto I'immagine della Beata:

B. LUDOVICAE DE ALBERTONIBUS DE CITHARA PATRIAE ROMANAE
MATERNA IN PAUPERES QOSO FILIORUM LOCO HABITAVIT CHARITATI
SINGULARI VITAE SANTIMONIA
PLURIMUS RERUM ADMIRABILIUM ARGUMENTIS
COELO TERRISQ SPECTABILI TESTATISSIMAE
S. P. Q. R.





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