martedì 9 giugno 2015

Vita del B. GILBERTO DA MONTELEONE di Spoleto, eremita e Terziario francescano, beato per vox populi


GILBERTO o LIBERTO
da Monteleone di Spoleto
eremita, terziario francescano


+ 1400 ca, beato per vox populi

Le grotte discretamente abitabili del Monte la Solenne che avevano accolto i santi Lazzaro e Giovanni, sicuramente lungo i secoli, furono abitate da altri eremiti che costruirono una parete in muratura, non tanto, forse, per sostenere la montagna come ha scritto un contemporaneo, quanto per creare un riparo dalle intemperie all'eremita di turno.
Non rientra infatti nella concezione dell'ascesi cristiana che egli si riduca ad un essere selvaggio, né che la sua abitazione sia una tana da animali, come talora immagina l'uno e I'altra, la fantasia popolare.
In quelle grotte, o in altre che si aprono lì vicino all'abbazia di s. Pietro in Valle, abitò anche Gilberto che per essere vissuto in quel territorio era detto di Ferentillo.
Solamente dopo la visita pastorale del Lascaris (1) e il suo interessamento per i santi di Monteleone, gli abitanti di quel castello ne rivendicarono I'appartenenza e gli dedicarono una chiesa (2).


Monteleone di Spoleto visto dal Trivio (foto Archeoambiente)

La ricostruzione della storia di Gilberto, detto anche Liberto dalla famiglia di origine Liberti che per secoli aveva mantenuto onestà e religiosità cristiana, o, più che storia, la tradizione monteleonese riguardante il suo beato eremita, inizia con un miracolo.
Era eremita Terziario francescano, proveniva da Ferentillo e si era messo in cammino verso Rescia. Entrato nel territorio di Monteleone, si fermò sotto una quercia alla quale la pietà popolare aveva fissato un quadro della Madonna che fosse benedizione e richiamo al viandante. Gilberto era stanco, accaldato, assetato, rivolse alla celeste patrona un pensiero devoto e, sotto il suo sguardo, si sdraiò e si addormentò.
Non confidò se ebbe un sogno, ma sicuramente il cielo si incurvò su coluiche solamente al Cielo aveva consegnato la sua vita. Gilberto si destò e vide alla base della quercia, sotto i piedi della Madonna, dalle radici della pianta, fluire un fresco rivolo d'acqua.
La fonte venne chiamata di s. Gilberto e continuò a sgorgare a beneficio di quei fedeli che la bevevano con fede. La quercia venne incorporate nella proprietà della Confraternita del ss. Sacramento (2) e i frati con il legno dei ramoscelli fecero per secoli crocette che, portate con fede, difendevano dalla rabbia dei cani.

Chiesa di S.Maria del Piano, eremo del beato Gilberto da Monteleone
vedi: descrizione della pieve con riferimenti al b. Gilberto

Il beato da allora si fermò a Monteleone nei locali della Pieve di S. Maria del Piano, ad un miglio circa dal castello di Monteleone. Le antiche tradizioni narrano che la campana avrebbe suonato da sé quando cadde ammalato.
Qui sorge il dubbio del fantasioso perché se Gilberto abitava nella sacrestia della chiesa avrà avuto una campana alla sua portata. La prima cosa infatti che i meno lontani raccomandano ad un eremita che si insedia nei dintorni, è di suonare la campana - se c'è e se può essere sentita -, per ogni necessità.
In quella Pieve di s. Maria del Piano (3), Gilberto lasciò questo mondo intorno all'anno 14OO. E in quella chiesa venne sepolto.
Diffusasi la fama della sua santità, si andò da Ferentillo a prendedo, ma la commissione equipaggiata per prelevarlo tentò inutilmente di entrare in quella chiesa. Lì dove morì, venne e viene venerato, lì venne riprodotta la sua immagine. (Teresa Bertoncello)

Un eremita che narra le vicende di un eremita. L'autrice di questo ritratto è Teresa Bertoncello eremita sulle pendici di Monteluco di Spoleto, in un suo volume "I Cultori dell'assoluto, tra storia e leggenda. Vite di santi, beati e figure religiose eminenti dell'arcidiocesi di Spoleto Norcia" (edito da Spoleto crediti e servizi; con pref. del vescovo Riccardo Fontana). Incontrata nell'eremo di Camporio, Teresa Bertoncello mi aveva parlato di questa sua opera che le ha richiesto tre anni di lavoro. E' stata edita in occasione dell'Anno Santo del 2000. (ms)

Bibliografia

L. Jacobilli; Vita dei Santi e Beati dell'Umbria, tom. III, Foligno, 1661, p. 395:

“Il Beato Fr. Gilberto eremita dell'Abbazia di Ferentillo, terziario francescano, visse e morì santamente circa l'anno 1400 nella Pieve di S. Maria del Piano, circa un miglio fuori di Monteleone, terra dell'Umbria, ove si ritiene riposi il suo corpo entro un'arca.Camminando verso Rescia, villaggio di detta Terra, stanco del viaggio e dal caldo, non trovando acqua per refrigerarsi, si pose a sedere presso una quercia dove trovò un'immagine della B. Vergine, e raccomandandosi a Lei, ficcò il suo bastone per terra e appresso ad esso riposò circa un'ora.
Dopo destatosi, trovò il suo bastone che di secco era divenuto verde e un albero grosso come una quercia et a pie' di esso trovò una fonte di acqua limpidissima, con la quale estinse la sete, che sino al presente è in essere, e si dice fonte di S. Liberto, e bevendosi dalli infermi quell'acqua, ne ricevono mirabile benefizio.
La quercia è custodita dai confratri della Compagnia del Sacramento entro Monteleone et è di molta devozione ai padri Cappuccini, facendo crocette del suo legno, e portate addosso dai devoti di lui, i cani rabbiosi non li nuocciono.
E' tradizione che la campana della detta chiesa sonando da se stessa mentre stava infermo, venendo alcuni di detta Abbazia di Ferentillo per farlo ritornare alla loro patria, giunti appresso alla chiesa, moltissime volte provarono di entrarvi, ma non mai poterono e così i partirono.
Il Signore volle dimorasse in detta chiesa, ove morì et è venerato e si vede la sua immagine da eremita come anche nella chiesa di detta compagnia. Il campo vicino al suo eremo, per averlo esso benedetto fa maggior frutto”.

Vedi anche: A. Fabbi, I santi nostri, Norcia, 1961.

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NOTE:

1) Mons. Carlo Giacinto Lascaris, domenicano, dei nobili di Ventimiglia, patrizio di Nizza, già bibliotecario alla Casanatense e segretario del Generale dei Predicatori alla Minerva, consultore della Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie, fu eletto Vescovo di Spoleto il 17 Aprile 1711 da Clemente XI. Il 6 Luglio 1711 prese possesso della Diocesi. Dal 3 al 10 Ottobre 1712 fece visita a Monteleone. Abituato a grande attività archivistica, con la precisione consueta, ordinò ai suoi segretari di scrivere minutamente il diario della visita fatta nella Valnerina e quindi a Monteleone.
Ne tratta Patrizia Penazzi nel sito ArcheoAmbiente : "fr. Gilberto o Liberto "nativo di Monteleone apparteneva probabilmente alla nobile famiglia dei Tiberti. Quando dalla Pieve campestre di S. Maria del Piano de Equo, si ritrassero i Benedettini, col passaggio al clero diocesano nel sec. XIV, rimase a custodirla questo santo eremita". Il testo si sofferma sulle diverse considerazioni dello stesso Lascaris riguardo le dinamiche dei fatti straordinari attribuiti all'ereremita Gilberto.

2) In Monteleone vi è una Chiesa di San Gilberto,  che  però è sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Piano. Il "beato", dunque, diventa Santo Gilberto per gli abitanti di Monteleone! Il suo culto è un chiaro esempio dei "santi locali", fenomeno di cui ha ammirevolmente trattato André Vauchez nella sua opera "La santità nel Medioevo" (pp 110-214, ed. Il Mulino, Bologna),
Certo è che questo sito "dal 1365 è sede della Confraternita del SS. Sacramento, costituita nel 1365, ma in una precedente chiesa. L’attuale Chiesa di San Gilberto è del 700. Grandiosa e possente, la parete sud somiglia ad una fortezza. La decorazione interna è intonata al culto dell’Eucaristia. Degno di nota l’altare in stucco di S. Luigi Gonzaga."

3) "La chiesa di S. Maria del Piano o S. Maria de Equo - situata al centro della vasta Vallata formata dai depositi alluvionali del fiume Corno - e’ di fondazione altomedioevale (tra l’VIII e il IX secolo) epoca in cui sono testimoniati un oratorio e numerose celle monastiche, presto trasformatisi in un priorato benedettino dipendente dalla potente Abbazia di Ferentillo, uno dei piu’ importanti complessimonastici altomedioevali di tutta l’Italia centrale."
Vi è dunque un legame storico tra i due insediamenti, l'abbazia, nei pressi della quale il B. Gilberto fece un primo periodo di eremitaggio, tanto da esser egli  inizialmente chiamato "da Ferentillo", e la chiesa di S. Maria del Piano.  -  Cfr. notizie sui recenti restauri e l'iscrizione al "b. Liberto" su : Associazione Pro Ruscio.

Scheda a cura di Marco V. Stocchi